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(18/01/2009 - 10:38)

BIOMETRIA ALL'ITALIANA.

di Solid


Udite udite!

Nel prossimo mese di febbraio entrerà in funzione un sistema biometrico di rilevamento delle impronte digitali. Questo sistema pare sia costato 450.000euro e nelle "intenzioni" dovrebbe complicare la vita ai "pianisti", ovvero quei parlamentari che sono così solerti a votare anche al posto degli assenti premendo gli appositi pulsanti rubati nei banchi ..altrui.

Perchè uso il condizionale? Bè, la risposta vien da sé! Pare che un manipolo di parlamentari "irriducibili" (la loro presenza sarebbe senz'altro giustificata nelle curve degli stadi italiani), in nome di un non meglio precisato diritto alla privacy, ha pensato bene di rendere meramente facoltativa, per cui del tutto inutile, l'identificazione del votante tramite l'impronta digitale. Al massimo potrà essere reso pubblico il nome di coloro che hanno rifiutato l'identificazione.

Ora mi chiedo e vi chiedo: per 450.000euro mi sembra veramente poco. Quando si dice "biometria all'italiana"....

 Per saperne di più...

http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_riconoscimento_biometrico

(20/12/2008 - 16:06)

PENSIERO PER I MIEI AMICI!

di Solid


                                                    AVETE COMPRESO?

(17/11/2008 - 22:18)

Quanti siete?

di Solid

Tag: counterstrike
(11/10/2008 - 12:12)

Unicredit,Profumo,Consob,Governo...

di Solid

Di seguito un post che trovo illuminante su quello che sta accadendo in questi giorni nel mondo finanziario che badate bene ci riguarda da vicino anche se pensate che non sia così.

Scrive Roberta Lemma libera pensatrice ma autorevole firma indipendente.

Inizia tutto con il fallimento della Lemhan Broters.

Assieme a lei scivolano titoli e infuria il panico: chi affonderà?

Chi trascinerà negli inferi?

Potremmo dire la Unicredit?

Perchè no, potrebbe perire la regione Sicilia, visto che.....Unicredit...

Ma va da sé che a perire saremo noi, i nostri soldi, i nostri risparmi.

Lo Stato tende a proteggere le banche e i loro giochi in borsa per più di un motivo.

Le banche gli danno il liquido per le casse pubbliche, anche se lo emetteranno con notevoli interessi...interessi che badate bene pagheremo noi...

Le banche “ prestano il denaro “ per comprare o mantenere le testate giornalistiche e così via...a coprire ogni cosa...partiti inclusi...

Oppure si cela la volontà d'accoppare Alessandro Profumo, Amministratore delegato della Unicredit...lui uomo di sinistra nel consiglio di amministratore assieme a Salvatore Ligresti...uomo di destra, a braccetto con il Berlusca......Amministratore della SAI, uomo già indagato e processato e per un poco sparito nell'ombra per poi...” ricapitolizzarsi “

Non importa italiani ma sappiatelo, qualche brutto tiro sta per colpirci e allora....svuotate le banche...

Ma veniamo ai dati di fatto:

la posizione assunta dal premier Silvio Berlusconi, che ha rilasciato una dichiarazione diretta alle orecchie degli speculatori (”Non permetteremo attacchi alle nostre banche”) e, subito dopo, una riunione d’urgenza della Consob, l’autorità di controllo del mercato azionario, che, alle 13,30, ha varato un nuovo regolamento sulle cosiddette “vendite allo scoperto” ovvero la pratica, diffusa e (fino a ieri) legale, di vendere i borsa azioni che non si posseggono per poi ricomprarle in seguito a prezzi più bassi. La Consob ha vietato proprio le “vendite allo scoperto”: dalle 14 di mercoledì è diventato proibito vendere azioni che non si possiedono. A quel punto gli speculatori hanno dovuto fare una rapidissima marcia indietro e ricomprare precipitosamente (prima della fine della giornata, questa è la regola) le azioni che fino a pochi minuti prima avevano venduto a piene mani. E questa inversione a “U” gli è costata decine e decine di milioni di euro di perdite. Già, perché sono stati costretti, a causa della decisione della Consob, a comprare azioni Unicredit a 2,80 euro l’una mentre poco prima le avevano vendute a 2,45 circa. Una perdita, all’incirca, di 0,45 centesimi per azione. Considerando che solo mercoledì sono passati di mano 400 milioni di azioni della banca di Profumo si può solo immaginare il livello delle perdite.

L’attacco aveva come obiettivo quello di fare crollare il valore del titolo in modo da, eventualmente, lanciare un’Opa (Offerta Pubblica d’Acquisto) a valori molto bassi. Una strategia al limite della criminalità economica, anche perché a metà mattina è stata diffusa ad arte la voce delle imminenti dimissioni dell’amministratore delegato Alessandro Profumo. Una falsità sulla quale è possibile che venga aperta un’inchiesta (come è successo in Francia) per aggiotaggio. Per il momento, tuttavia, l’attacco degli speculatori senza scrupoli è stato sventato e non dovrebbero essercene altri fino al 31 ottobre. Quando scadrà la validità del regolamento della Consob.

Ritirate, per manifestare contro le speculazioni, i soldi dalle banche.

(07/05/2008 - 23:45)

Associazioni-Invisible Music-top 100

di Solid

  

 

(20/04/2008 - 21:48)

"DIPENDENZA DA WEB"

di Solid


Nel febbraio dello scorso anno forse non avrei mai pensato di scrivere questo post,ma,si sà le abitudini cambiano e determinano comportamenti che non avremmo immaginato possibili.

Avete mai pensato di privarvi del vostro vissuto quotidiano? Soffermatevi a pensare un secondo....a volte una condizione di privazione può essere il mezzo con il quale rendere palese qualsiasi forma di dipendenza. Potremmo dedicarci quindi a una passeggiata in alta quota,tra boschi o valli per constatare quanto ad esempio il televisore possa essere diventato un elemento insostituibile della nostra giornata tipo.

Immaginatevi al calar della sera in una baita di montagna lontano dalla civiltà e dalla pazza folla. Già vi vedo e mi vedo a fissare le pareti della camera o forse (trattandosi di una baita) le travi di legno di un soffitto,mentre nella nostra testa scorre un flusso costante di immagini che continua ad alimentare la nostra psiche costituite da programmi della serie il grande fratello,l'isola dei famosi,buona domenica,ovvero tutto il trash minuto per minuto,come se tutto ciò sia "ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE". Sappiamo che di fatto  questa è una sindrome dei nostri tempi,forse però ci rendiamo meno conto che il vero problema è il PC il quale entrando nella nostra vita quotidiana ha generato in poco tempo tutta una casisistica di comportamenti ossessivi e compulsivi che prima non esistevano.

Andiamo ad elencarli:

1)Il mouse e il cliccare frenetico su di esso.

2)La listra dei preferiti del browser.

3)La posta elettronica.

4)La messaggistica istantanea.

5)L'uso smodato dei motori di ricerca.

Ebbene tutti questi comportamenti tendono a trasformarsi in una serie di "TIC", gesti in apparenza irresistibili come il mangiarsi le unghie,arrotolarsi i capelli,fumare nervosamente.

Immaginate un individuo spesso inconsapevole che trasforma  il database di un motore di ricerca in una particolare e personale forma di "ESTENSIONE CULTURALE" tenendo la stringa di ricerca Yahoo a portata di mano,in modo tale da poter conversare dimostrando autorevolezza e cultura, qualsiasi sia l'argomento trattato; magari facendo largo uso del cosiddetto "COPIA E INCOLLA" di ampie proporzioni di testo ricavato dalle ricerche effettuate al volo.

Non ce ne rendiamo conto,ma la senzazione è quella che,fino a quando ci si trovi vicino ad un pc, si possa disporre di una veloce risposta a qualsiasi domanda. Anche sul lavoro questa dipendenza si manifesta, sempre più di frequente aumentano quegli atteggiamenti che spingono le persone a cercare informazioni riguardanti se stessi.

Questo meccanismo è stato definito "L'EGO SURFING" che più o meno vuol dire: chissà se qualcuno mi ha nominato da qualche parte!

Accade spesso nei newsgroup,nei blog e nei forum. Soddisfatto il sano o l'insano (fate voi) delirio egoistico si passa a curiosare le esistenze altrui; più cresce l'interattività,più crescono le manie.

Lo sa bene chi vi scrive e tutti i titolari di blog,coloro che frequentano i forum,le chat e anche quelli che intrattengono fitte corrispondenze elettroniche. Uno psicologo con ogni probabilità direbbe che il momento della scrittura rappresenterebbe il momento "fulcro" più stimolante, la "COAZIONE A RIPETERE".

Più semplicemente il tarlo che si genera con il porre domande o con affermazioni polemiche all'interno di quelle piattaforme di social web, che determinano la necessità di controllare anche a distanza di pochi secondi se qualcuno vi abbia replicato per poi ribattere a propria volta.

Si crea in questo modo un loop ossessivo e infinito che non di rado assume toni ben più risentiti e accesi determinati dall'esigenza di avere sempre l'ultima parola,di primeggiare sugli altri,di dimostrarsi insomma il "MIGLIORE" nella pubblica rete, che poi altro non è che trovare quella consolazione al sostanziale silenzio cui si è costretti nella vita reale, quella a volte disperata necessità di non sentirsi tagliati fuori.

Se vi trovaste perciò su di un sentiero di montagna, ai margini del mondo, e vi dovesse sembrare di sentire il suono di nuovi messaggi di posta ricevuti sul vostro palmare rigorosamente spento, cercate di distrarvi magari  improvvisandovi investigatori, cercando le tracce di un improbabile YETI...probabilmente non otterrete risultati apprezzabili ma sicuramente vi divertirete di più!

 

 

 

 

Pare che Google abbia acquisito Doubleclick,ora il dominio pubblicitario sul web è passato prepotentemente all'azienda di Redmond...ma leggiamo cosa si dice della Doubleclick.

DOUBLECLICK: COOKIE & TRUFFA

Attenti a voi drogati del computer! - La Doubleclick vi segue ovunque.

All’inizio dell’anno, l’Avvocato Generale del Michigan, Jennifer Granholm ha dato inizio ad una azione legale contro la DoubleClick, Inc., che gestisce il più grande giro d’affari mondiale della pubblicità su Internet e due siti web di sua proprietà: IAF.net e NetDeals.com.

Granholm afferma che DoubleClick ha violato il Michigan Consumer Protection Act (legge del Michigan per la protezione dei consumatori) ed altre leggi omettendo di avvisare gli utenti che DoubleClick impianta sistematicamente i propri "cookies" - file di sorveglianza elettronica - sugli hard drive dei computer degli utenti senza che questi siano consapevoli né consenzienti.

La DoubleClick procede successivamente alla compilazione di profili personali degli utenti consumatori, potenzialmente collegabili a nome, indirizzo di casa ed indirizzo e-mail della persona ed ha già raccolto 100 milioni di profili personali.

La DoubleClick e l’ufficio dell’avvocatura generale stanno negoziando già da un anno per risolvere la disputa, alcune fonti vicine al caso hanno riportato che le trattative si sarebbero recentemente interrotte.

Il presidnte di DoubleClick, Kevin Ryan ha dichiarato che la sua azienda "non ha mai usato, e mai lo farà, dati rilevanti raccolti online.

Ryan ribadisce che "la politica di DoubleClick è quella di raccogliere informazioni personali identificabili le quali sono fuse con informazioni identificabili non personali al fine di ottenere i profili, solo dopo aver provveduto a fornire chiari avvisi e possibilità di scelta."

La Granholm invece sostiene che "ogni volta che si usa Internet, DoubleClick piazza un codice a barre addosso all’utente - uno user I.D. (ovvero un codice di identificazione) - in modo da poter riconoscere interessi, abitudini e preferenze personali."

"Dato che la DoubleClick impianta segretamente file di sorveglianza aggiuntivi mentre gli utenti navigano in Internet, l’azienda è in grado di aggiungere informazioni personali dettagliate alla sua banca dati", aggiunge l’avvocato.

"Il consumatore medio non ha idea del fatto che i propri movimenti in rete sono spiati, si tratta di qualcosa che va ben oltre l’intercettazione segreta."

I "Cookies" (letteralmente "biscottini" n.d.t.) sono minuscoli file elettronici che vengono abitualmente depositati nel computer degli utenti di Internet al momento in cui si visita un sito web e consentono al sito ospite di riconoscere gli utenti e aggiustare l’offerta di beni e servizi quando quest’ultimo torna nuovamente a visitare il sito.

Un cookie non identifica l’utente per nome - si limita ad etichettare il suo computer con un numero di identificazione (I.D. number).

La DoubleClick non opera sempre direttamente ma spesso compare come terzo in molti siti web, ciononostante essa opera piazzando cookies di sorveglianza aggiuntivi nei computer privati, senza che gli utenti abbiano la minima idea che DoubleClick sia presente sul sito.

La Granholm spiega che "per esempio, un consumatore che visiti il sito del suo rivenditore di vestiti di fiducia, può aspettarsi che quest’ultimo raccolga informazioni sulle sue preferenze, così da adeguarvisi alla sua prossima visita; quello che il consumatore non immagina è che anche un altro elemento, ovvero la DoubleClick, piazza un cookie di sorveglianza nel suo computer privato al fine di rivendere le informazioni raccolte in un profilo ad altri pubblicitari della rete."

Nel novembre 1999, DoubleClick ha acquistato la Abacus Direct Corporation, una azienda che si occupa di compilare, analizzare e rivendere le informazioni personali "identificabili" dei consumatori, quali nome, indirizzo e numeri di telefono, raccolte principalmente da cataloghi di transazioni commerciali.

Il database dell’Abacus contiene dettagliati profili di consumo, relativi a più del 90% delle famiglie statunitensi.

La DoubleClick raccoglie direttamente informazioni personali "identificabili" anche tramite le operazioni delle sue due sussidiarie, IAF.Net e NetDeals.com; l’azienda ha indicato di essere "in grado di associare" tali informazioni personali "identificabili" con i contenuti "non identificabili" dei profili che raccoglie grazie ai cookie di sorveglianza che piazza surrettiziamente nei computer.

Al fine di fronteggiare la crescente preoccupazione pubblica in merito alle sue attività, il 14 febbraio 2000, DoubleClick ha annunciato una nuova "linea di condotta sulla privacy", si tratta della quarta del genere dal 1997, e mantiene tutte le ambiguità delle precedenti rispetto al modo con cui l’azienda si servirà delle informazioni sui consumatori che compila.

Ad una richiesta di chiarimenti, i rappresentanti di DoubleClick rispondono che, assieme ad altri elementi del panorama delle industrie, hanno adottato i principi di auto-regolamentazione della Network Advertising Initiative (Iniziativa Pubblicitaria di Rete), approvati dalla Commissione Federale per il Commercio.

Sulla base di tali principi "i pubblicitari operanti sul network non devono servirsi di informazioni personali identificabili riguardanti dati "delicati" su salute, finanze, comportamento e orientamento sessuale e codici assicurativi", ai fini del mercato delle preferenze telematiche.

È inoltre proibita la fusione di banche dati che contengano informazioni personali identificabili, raccolte senza il consenso dei consumatori.

La Granholm avverte che, "la linea di condotta sulla privacy attuata dalla DoubleClick è trasformista e che i consumatori devono essere estremamente cauti prima di affidarsi alle vaghe promesse dell’azienda.

Oggi la linea di condotta indica una cosa e domani potrebbe indicarne un’altra.

"Non abbiamo certezze sul fatto che le future politiche della Doubleclick non comportino la vendita al miglior offerente di informazioni riguardanti l’uso personale di Internet."

FONTE: KILL&MULTI

Tag: lafonte:Kill