Ho recentemento letto che nella città di Budapest vivono e lavorano più di diecimila musicisti gitani. Sono perciò oltre diecimila anime,passatemi la brutalità, che si guadagnano da vivere in modo onesto, non è certo una novità, questa gente comunemente vive di espedienti, ai margini di una società incapace di dare loro un'identità pulita. Anche in Italia avremmo bisogno di attivare un sistema culturale che recluti gli sbandati, i disadattati, ecc.ecc. e dia loro la possibilità di intraprendere una nuova direzione certamente più nobile.....diamo un segnale di rinnovamento, non è mai troppo tardi.
Michael Brecker è morto il 13 gennaio del 2007. E' deceduto in un ospedale di New York dove era stato di nuovo ricoverato per il drastico aggravarsi delle sue condizioni a causa di una rara forma di leucemia che lo aveva raggiunto dal lontano 2005. La Sindrome Mielodisplasica. La sua frequenza è sconosciuta, ma si sta diffondendo probabilmente grazie all'umento della popolazione anziana e l'esposizione al benzene unito a radiazioni può essere correlata al suo sviluppo. Muore un musicista immenso, di fama internazionale,noto per le sue innovazioni nel campo armonico, è credo uno di quei personaggi più studiati nelle scuole di musica di tutto l'emisfero. Raccolta la "pesante" eredità di John Coltrane, ha saputo svincolarsi da essa per trovare una propria direzione musicale nell'ambito della migliore fusion e in tempi più recenti nel jazz più raffinato. La voce del suo sax tenore, il suo fraseggio, la sua tecnica, rimarranno d'esempio,e uno stimolo in più per tutti quelli che vorranno seguire le sue tracce ma non solo. La sua carriera è costellata da più di 900 incisioni iniziate con suo fratello Randy Brecker e il batterista Billy Cobham, le sue collaborazioni sono molteplici e spaziano in svariati generi musicali: Frank Zappa, James Brown, Joni Mitchell, Lou Reed, Funkadelic, Steely Dan, Chick Corea, Elton John, Dire Straits, Pat Metheny, Chet Baker, Robben Ford, George Benson, Quincy Jones, Charles Mingus, Billy Joel, Mike Stern, Gary Burton, John Scofield, Peter Erskine, Mike Mainieri, Marc Johnson, John Lennon, James Taylor, Herbie Hancock,Gonzalo Rubalcaba, Wynton Marsalis, Frank Sinatra, la lista potrebbe continuare molto a lungo. La sua ultima opera Wide Angles datata 2003 ha vinto 2 Grammy, in totale fanno 11 Grammy Awards della musica da lui vinti. Lascia una moglie Susan e due figli,Jessica e Sam.
Nel ricordarlo scelgo uno dei suoi lavori che più ho consumato in tanti anni d'ascolto, il suo primo album solista uscito nel lontano 1987 intitolato semplicemente con il suo nome. I suoi compagni musicali allora erano Jack De Johnette,Charlie Haden,Kenny Kirkland,Pat Metheny.
Lunga vita a te Michael per quello che hai dato alla musica, all'arte, ogni volta che ti riascolto un brivido si insinua dentro di me, sono quelle emozioni che ci fanno innamorare della natura.....della vita.
Non molto tempo fà potevamo ritenerci in quella fase che viene definita come civiltà della produzione.Adesso siamo sprofondati nell'ansia della civiltà dei consumi. Si quell'ansia di vendere un prodotto prima ancora di sapere cosa sia, e a ben vedere in realtà non sempre vi si può riuscire. Nel campo in cui lavoro,la musica, una gran parte di persone addette ai lavori sostiene che se un prodotto non è una schifezza non venderà bene. Viceversa una parte oserei dire un pò snob della critica afferma che un prodotto venderà bene quanto più farà schifo. In effetti il mercato della musica ha intrapreso da tempo quella strada per la quale il criterio bassa qualità sarebbe sinonimo di vendite consistenti . Detto questo io penso che Beatles, Elvis , Sinatra, G. MIller, M. Davis, Morricone, Rota, N.K.Cole, Battisti, e potrei andare avanti elencando decine di altri artisti, siano stati autori responsabili di opere che la storia ha ormai legiferato come capolavori dell'espressione musicale, mica schifezze!! Aimè quei tempi vivevano di un altro elemento assai importante, cioè, le idee. Nel mondo di oggi le idee vengono totalmente ignorate, eccezione fatta per lo sviluppo tecnologico che sembra totalmente enucleato da questo meccanismo perverso. Di fronte all'atteggiamento dell'industria come si pone quello delle istituzioni? E' ovvio con la produzione di eventi. Ma allora a me viene da riflettere....l'unico vero evento nella cultura non sono le idee? Certo si potrebbe ribattere asserendo che le idee, soprattutto quando sono nuove impiegano lungo tempo per essere comprese e metabolizzate, di conseguenza non potrebbero determinare riscontri immediati, tradotto più semplicemente verrebbe a mancare il guadagno, il profitto. Tuttavia ritengo le idee materia prima fondamentale dell'industria immateriale cui la musica tutta appartiene. Ora per la legge della domanda e dell'offerta, se il mercato non richiede idee, è improbabile che queste si producano.Tra le altre cose questo meccanismo domanda/offerta nella società attuale è un fenomeno largamente indotto. Quante volte vi sarà capitato di sentirvi rispondere, quel prodotto è fuori catalogo, trattiamo questi articoli solo su specifica richiesta, ecc.ecc. Analogamente se andate in farmacia troverete in larga parte farmaci pubblicizzati in posizione privilegiata con prezzi decisamente più alti, quando potremmo spendere molto meno comprando farmaci alternativi che avendo gli stessi principi attivi sarebbero altrettanto efficaci. Come dire: analoga sorte è toccata alle idee? Di certo le "buone idee" non costano molto, gli eventi invece....bé... quelli costano sempre tanto in termini economici. Occorrerebbe interrogarci tutti su cosa sia meglio per l'utente culturale ....cultura degli eventi o cultura delle delle idee....io propendo a favore della seconda tesi voi cosa ne pensate?
Segnali di fumo penetrano nel web e, ci avvertono che pericoli di varia natura incombono sul nostro futuro. E' particolarmente attuale l'argomento videoludico, nello specifico sembra ormai palese cercare di attribuire ai videogiochi l'unico problema dei mali insiti nella nostra società.
Una gran parte dell'opinione pubblica sostiene la tesi di eminenti psicologi, per la quale si ritiene il videogioco una potenziale minaccia alla psiche della persona e quindi, per la società nel suo complesso.
Varie ricerche sostenute a conferma della tesi dimostrerebbero la pericolosità del medium videoludico, che sarebbe in grado di incrementare la possibilità della componente aggressiva insita alla base della psiche umana.
Il pensiero esternato da codeste persone non sembra neanche essere minimamente scalfito da quelle posizioni che dimostrerebbero (statistiche alla mano), come i crimini giovanili siano in costante diminuzione in quelle società più progredite nel settore tecnologico.
La rimanente parte dell'opinione pubblica, viceversa, vede nel videogioco una "via pedagogica", cioè un possibile percorso per aiutare i giovani a comprendere meglio e essere preparati ad affrontare quelle sfide che la società contemporanea nel suo complesso rappresenta.
Purtroppo questa tesi è tuttora poco evidenziata, larga risonanza invece viene data da tutti quegli organi d'informazione (stampa generalista al 1 posto) che vede nel videogioco un arma subdola,nefasta e pericolosa.
A mio avviso questa tesi che sostiene basarsi su studi ben precisi, è meno solida di quanto si voglia far credere, sta di fatto,che in Italia è stata sposata in pieno dai politici di ogni schieramento. Il ministro dell'istruzione Fioroni ha intavolato una guerra ideologica sull'argomento invocando leggi restrittive sul consumo e sulla distribuzione dei videogiochi. Altri personaggi da Frattini a Mastella, sembrano gradire una simile tesi dimostrando tutti una notevole ignoranza in tema videoludico.
Ora partendo dalla possibilità di regolare e in casi "estremi" proibire la vendita di videogiochi ai minori se destinati ad un pubblico adulto, non capisco invece perchè rimanga radicata in talune persone l'idea che il videogioco sia una forma di intrattenimento solo per bambini, quando ormai appare chiaro a noi tutti che il fenomeno ha assunto posizioni più che mai stratificate con livelli di fruizione decisamente eterogenei.
Ho l'impressione che questa preoccupazione nei confronti del medium videoludico,celi in realtà un evidente incapacità di saper affrontare la questione in modo maturo. Viceversa dovremmo metterci attorno ad un tavolo con tutte le parti coinvolte e dialogare in maniera civile e intelligente. La mia opinione personale è che solo così potremmo intraprendere quel giusto percorso che ci porti a comprendere la complessa realtà dei videogiochi oggi.
Bucky è giovane, Lee più navigato, entrambi sono colleghi in una speciale sezione di polizia di Los Angeles. Tutti e due condividono l'ambizione di fare carriera molto in fretta. Poi c'è la bella Kay, fidanzata con Lee ma presto attratta anche da Bucky. Finalmente il sipario calerà dando la possibilità ai due di mettersi in mostra quando verrà ritrovato il cadavere orrendamente mutilato di un'attrice Elizabeth Short,conosciuta nel suo ambiente come Black Dahlia. Le indagini che seguiranno finiranno per mettere in conflitto i due amici con conseguenze che faranno intravedere una realtà squallida e Bucky in particolare farà del suo meglio per portarla alla luce del sole.
Brian De Palma che altre volte diede prova di regista autorevole, incappa questa volta in una sceneggiattura pasticciata e irrosolta, bisogna ammettere che non era facile trattare il complesso romanzo di James Ellroy, certamente però lo sceneggiatore de la Guerra dei Mondi Josh Friedman non è riuscito a mantenere lo script sui binari coerenti. La regia perciò risulta a tratti a disagio, non aiutata peraltro da un cast poco indicato, una dark-lady bisex? ( un Hilary Swank femme fatale poco credibile ) ex prostitute eleganti ( Scarlett Johansson evanescente ) e un protagonista diviso fra idealismo e opportunismo ( un Josh Hartnett con poco fascino e scarso spessore ).





Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@