Archivio Agosto 2007
(20/08/2007 - 22:57)
Come Google sta cercando di combattere l'annoso problema dei click fraudolenti.
di Solid
di Marina Rossi 20/08/2007 - 13:03
Informazione e azione, sono queste le parole chiave nella battaglia di Google contro la frode dei click. Il sito Ad Traffic Quality Resource Center si propone di riabilitare il nome del pay-per-click, principale fonte di guadagno per Mountain View, finita sotto accusa per via delle truffe. La lotta alla frode online, perpetrata attraverso i click, continua a trovare un riferimento nella figura onnipresente di Google che, grazie al progetto Ad Traffic Quality Resource Center, studia sistemi che garantiscano l'affidabilità dei pay-per-click, il sistema di inserzioni pubblicitarie contestutali reso popolare dal motore di ricerca di Mountain View. Il meccanismo, sempre più nell'occhio del ciclone, consente alle aziende di controllare il ritorno di un investimento sulla base del numero di click generati da un link pubblicitario. L'opera del centro dedicato all'analisi del traffico proveniente dalle inserzioni, sarebbe dovuto nascere già lo scorso marzo ma, per favorire ulteriori progetti contro le truffe, il sito è stato lanciato solo giovedì sera. Attraverso l'iniziativa, l'azienda cerca di raccogliere tutte le informazioni riguardanti la pratica fraudolenta, a partire dalla definizione di invalid click e click fraud, di offrire aiuto online e di divulgare l'attività del centro per contrastare i responsabili e identificarli. Per Google, il sistema di pubblicità contestuale pay-per-click è la principale fonte di guadagno ed è pertanto cruciale che il servizio sia protetto per garantire affidabilità a tutte le parti coinvolte: le aziende che pagano per la visibilità, i siti che ospitano le inserzioni e che guadagnano da esse, gli utenti il cui click attiva il ciclo economico. Google ha sempre ridimensionato il problema dei click invalidi che, secondo i dati ufficiali, non supererebbe il 10 per cento del totale. Tuttavia, il gran numero di frodi e di accuse (costate a Google 90 milioni di dollari) ha obbligato l'azienda a migliorare gli aspetti più delicati del sistema e a assicurarne una maggiore affidabilità. Tra i progetti che già sono stati attivati nei mesi scorsi, il principale è IP filtering. Per contrastare l'abuso di click sulle pubblicità testuali – che causa un aumento di costi per le aziende, senza però dare un ritorno di visibilità –, a marzo Google ha creato un filtro basato su indirizzi IP che blocca il conteggio del traffico proveniente dai terminali considerati scorretti. La soluzione, discretamente semplice da implementare, non garantisce però una completa immunità dalle frodi: i sistemi automatici che attuano click fraud possono anche mascherare il proprio indirizzo di provenienza cambiandolo dinamicamente. Inoltre, l'IP non permette di ricondurre alla persona ma solo al terminale, che viene bloccato indipendentemente da chi lo utilizza, generando così un discreto numero di falsi positivi: per esempio, nelle sottoreti che utilizzano un indirizzo condiviso (attraverso il sistema di Nat) tutti i Pc possono essere bloccati anche se non tutti gli utenti sono responsabili di frodi.
Articolo tratto da visionpost.it
Articolo a mia volta gentilmente concessomi da Effekappastudio, che ringrazio pubblicamente per averlo segnalato.
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