
Già è uscito finalmente il secondo capitolo targato Metheny-Mehldau,naturalmente non potevo mancare l'occasione di postarvi le prime impressioni ...a caldo di questo nuovo progetto. Il disco precedente a mio parere risultava un lavoro incompiuto pur riconoscendogli perizia esecutiva,attenzione per i dettagli,e grande interplay.
Il secondo capitolo mi appare da subito più vario come somma di contenuti, l'utilizzo di una piattaforma di suoni più ampliata rende il lavoro più eterogeo, ne guadagna l'intesa fra i due, e oggettivamente l'impasto fra il suono del pianoforte e quello della chitarra convince di più.
Inoltre questa volta i brani in quartetto sono 7 e questo rende la tavolozza armonica più ampia, meno monocromatica. Pat si alterna come sua abitudine tra diversi tipi di chitarre, classica con corde di naylon, e spesso questa volta rispolvera la synth guitar che tanto lo ha reso celebre.
I suoni ottenuti però sono leggermenti più distorti se mi è consentito l'uso del termine, ma è una scelta dovuta determinata dalla volontà di ottenere un contrasto più marcato rispetto al suono del piano acustico. Mehldau giganteggia sia nel semplice accompagnamento, che nella tessitura di raffinati tappeti armonici, inoltre le sue "partenze solistiche" sono quasi sempre illuminanti per gusto, fantasia, e perizia esecutiva. Insomma questo secondo capitolo mi sembra un deciso passo avanti in termini di interscambio musicale,i soli di Pat sono sempre di gran livello e questa volta l'ombra di un certo manierismo che incombeva nel precedente album sembra essersi dissolta.
Naturalmente queste sono le mie prime impressioni mi riserverò poi di completare questa recensione nei dettagli quando avrò la possibilità di assimilare meglio (con ascolti ripetuti) questo promettente lavoro.Nel frattempo offrirò per tutti quelli che saranno interessati un "assaggio" postandovi il brano d'apertura del cd un brano firmato firmato a quattro mani da questi due grandi talenti del jazz contemporaneo.



Ragazzi che disco! L'ultimo lavoro di Rosario è veramente una perla incastonata nella cornice di un quadro di Klimt. Non sentivo della musica cosi vera, piena di energia allo stato puro, da diverso tempo.La sensazione che domina ascoltando l'album e quella di un travolgente equilibrio musicale sintomo di una maturità artistica notevole. Potremmo definirlo un disco di Be Bop, Hard Bop,o quant'altro, ma in definitiva l'originalità dei brani si svincola da ogni etichetta o clichè alcuno.
Brani sinuosi si alternano a momenti ritmici di grande intensità, talvolta le composizioni indugiano su note lunghe reiterate,per poi passare a temi "veloci" di grande impatto. Momenti distesi dove meglio si apprezza il dettaglio armonico si alternano a dei veri tour de force dove la fantasia improvvisativa esplode come un vulcano pronto ad eruttare.
Il Jazz quello con la J maiuscola sfavilla in ogni sua pronuncia,e lo swing che poi ne è alla sua base pervade nota dopo nota ogni attimo delle composizioni di questo superbo cd. Merito va dato anche alla grande classe dei suoi compagni di questo affascinante viaggio musicale, un Dado Moroni al piano in stato di grazia capace di dare quella marcia in più all'intero disco tale e la sua raffinatezza armonica e la carica swingante che lo contradistingue e Flavio Boltro poliedrico e funanbolico come mai mi era capitato di ascoltare in un disco da studio.
Se non conoscete Rosario Giuliani questo cd è sicuramente il modo giusto per cominciare ad amare la sua musica e di rimando il Jazz .....quello vero senza sofisticazioni,questo diisco...spacca!!
http://www.ijm.it/wp/index.php?pagename=scheda&ana00code=1951
Michael Brecker è morto il 13 gennaio del 2007. E' deceduto in un ospedale di New York dove era stato di nuovo ricoverato per il drastico aggravarsi delle sue condizioni a causa di una rara forma di leucemia che lo aveva raggiunto dal lontano 2005. La Sindrome Mielodisplasica. La sua frequenza è sconosciuta, ma si sta diffondendo probabilmente grazie all'umento della popolazione anziana e l'esposizione al benzene unito a radiazioni può essere correlata al suo sviluppo. Muore un musicista immenso, di fama internazionale,noto per le sue innovazioni nel campo armonico, è credo uno di quei personaggi più studiati nelle scuole di musica di tutto l'emisfero. Raccolta la "pesante" eredità di John Coltrane, ha saputo svincolarsi da essa per trovare una propria direzione musicale nell'ambito della migliore fusion e in tempi più recenti nel jazz più raffinato. La voce del suo sax tenore, il suo fraseggio, la sua tecnica, rimarranno d'esempio,e uno stimolo in più per tutti quelli che vorranno seguire le sue tracce ma non solo. La sua carriera è costellata da più di 900 incisioni iniziate con suo fratello Randy Brecker e il batterista Billy Cobham, le sue collaborazioni sono molteplici e spaziano in svariati generi musicali: Frank Zappa, James Brown, Joni Mitchell, Lou Reed, Funkadelic, Steely Dan, Chick Corea, Elton John, Dire Straits, Pat Metheny, Chet Baker, Robben Ford, George Benson, Quincy Jones, Charles Mingus, Billy Joel, Mike Stern, Gary Burton, John Scofield, Peter Erskine, Mike Mainieri, Marc Johnson, John Lennon, James Taylor, Herbie Hancock,Gonzalo Rubalcaba, Wynton Marsalis, Frank Sinatra, la lista potrebbe continuare molto a lungo. La sua ultima opera Wide Angles datata 2003 ha vinto 2 Grammy, in totale fanno 11 Grammy Awards della musica da lui vinti. Lascia una moglie Susan e due figli,Jessica e Sam.
Nel ricordarlo scelgo uno dei suoi lavori che più ho consumato in tanti anni d'ascolto, il suo primo album solista uscito nel lontano 1987 intitolato semplicemente con il suo nome. I suoi compagni musicali allora erano Jack De Johnette,Charlie Haden,Kenny Kirkland,Pat Metheny.
Lunga vita a te Michael per quello che hai dato alla musica, all'arte, ogni volta che ti riascolto un brivido si insinua dentro di me, sono quelle emozioni che ci fanno innamorare della natura.....della vita.





Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@